Ma fosse vergogna o debolezza nel delitto, Isacco Boxtel non aveva avuto il coraggio di puntare in quel giorno il suo canocchiale nè sul giardino, nè sullo studio, nè sul prosciugatoio.
Ei sapeva troppo bene ciò che andasse a succedere in casa del povero dottore Cornelio per aver di bisogno di guardarvi. Non si alzò neppure, allorquando il suo unico servitore, che invidiava la sorte dei servitori di Van Baerle, non meno amaramente che invidiasse Boxtel la sorte del padrone, entrò nella sua camera. Boxtel gli disse:
— Oggi non mi leverei; mi sento male.
Verso le nove sentì un gran baccano nella strada e rabbrividì a quello strepito; in quel momento era più pallido di un vero ammalato, più tremante di un vero febbroso.
Il suo servo entrò; Boxtel cacciossi dentro le coperte.
— Ah! signore, esclamò il servo senza porre in dubbio che egli, deplorando la disgrazia sopraggiunta a Van Baerle, andava a dare una buona nuova al suo padrone; ah! signore, voi non sapete ciò che ora succede?
— Come vuoi che io lo sappia? rispose Boxtel con voce quasi inintelligibile.
— Ebbene! in questo momento si arresta il vostro vicino Van Baerle come complice di alto tradimento.
— Uh! mormorò Boxtel con una voce fioca, non è possibile!
— Madonna! almeno è ciò che si dice; d’altronde ho veduto entrare da lui il cancelliere Van Spennen e gli arcieri.