Era un lampo che mostrava a Boxtel l’abisso di un inutile delitto. Ei cadde fulminato su quella medesima tavola, a quel medesimo posto, dove alcune ore innanzi lo sfortunato Van Baerle aveva ammirato sì lungamente e sì compiacentemente i talli del tulipano nero.

— Ebbene! al postutto, disse l’invidioso alzando la testa livida, se li ha seco, non può custodirli che fino a tanto che sia vivo, e...

Il resto del suo orrendo pensiero si assorbì in uno spaventevole sorriso.

— I talli sono all’Aya, riprese; dunque non posso più vivere a Dordrecht. All’Aya per i talli! all’Aya!

Boxtel, senza fare attenzione alle ricchezze immense che lasciava, tanto egli era preoccupato da un’altra inestimabile ricchezza, escì per dove era venuto, si lasciò strisciare giù per la scala, riportò l’istrumento del furto, dove avealo preso, e simile a un animale da preda rientrò ruggendo in casa sua.

IX La Camera di famiglia.

Era circa la mezza notte, quando il povero Van Baerle fu recluso nella prigione di Buitenhof.

La previsione di Rosa erasi avverata. Trovando la stanza di Cornelio de Witt vuota, era stata immensa la collera popolare; e se Grifo fosse caduto tra le mani di quei furibondi, l’avrebbe certamente scontata pel suo prigioniero.

Ma quella collera avea trovato da sbramarsi largamente sopra i due fratelli, che erano stati raggiunti dagli assassini in grazia della precauzione stata presa da Guglielmo, uomo delle precauzioni, di far chiudere le porte della città.

Vi fu dunque un momento, in cui la prigione essendo stata sgombrata, il silenzio era successo al rimbombo spaventevole degli urli che romoreggiavano giù per le scale.