— Dove laggiù?
— Su quel cartellone.
E tremante, pallido e ansante mostrogli in fondo alla piazza la forca sormontata dalla cinica iscrizione.
Grifo si mise a ridere.
— Ah! ah! Sì, voi avete letto.... Ebbene, mio caro signore, ecco dove s’incappa quando si hanno intelligenze coi nemici del signor principe d’Orange.
— I de Witt sono stati assassinati! mormorò Cornelio grondante sudore e lasciandosi cadere sul suo letto con le braccia spenzolate e con gli occhi chiusi.
— I signori de Witt hanno subita la giustizia del popolo, disse Grifo; chiamate assassinati quelli? Io per me dico: giustiziati.
E vedendo che il prigioniero non solo era in istato di calma, ma di annientamento, escì dalla stanza, tirando la porta con violenza, e facendo strisciare rumorosamente i chiavistelli.
Tornando in sè, Cornelio trovossi solo, e riconobbe la camera in cui era, la camera di famiglia, come aveala chiamata Grifo, quel passaggio fatale che doveva portarlo a una misera morte.
E siccome gli era un filosofo, siccome gli era soprattutto un cristiano, cominciò a pregare per l’anima del suo compare, poi per quella del gran Pensionario, poi alla fine rassegnossi egli stesso a tutti i mali, che a Dio piacesse mandargli.