Quindi dopo essere ridisceso dal cielo in terra, dopo di terra essere rientrato nella segreta e bene assicurato che in quella egli era solo, cavò di seno i tre talli del tulipano nero e nascoseli dietro un palchetto sul quale posavasi il tradizionale boccale, in un canto il più oscuro della prigione.

Inutile fatica di tanti anni! O dolci speranze perdute! La sua scoperta avrebbe fatto capo al niente, com’egli alla morte! In quella prigione nemmeno un filo d’erba, un briciolo di terra, un raggio di sole.

A questo pensiero Cornelio fu preso da tetra disperazione, da cui non escì che per una circostanza straordinaria.

Qual fu questa circostanza?

Ci serbiamo dirlo nel capitolo seguente.

X La figlia del Carceriere.

In quella stessa sera Grifo portando da mangiare al prigioniero, nell’aprire la porta della carcere sdrucciolò sull’impiantito umidiccio e cadde sforzandosi invano di sorreggersi. Battuta la mano in falso, si ruppe il braccio al disotto del pugno.

Cornelio fece un movimento verso il carceriere; ma siccome non sospettava della gravità del caso:

— Non è niente, disse Grifo; zitto.

E volle rialzarsi appoggiandosi al suo braccio, ma si piegò l’osso; allora soltanto Grifo sentì il dolore e cacciò un grido.