«Sia pure, fece Aramis.

«Uh! quante ciancie! mugolò Porthos.

«Da parte, signori! da parte! seguitò d’Artagnan, non va lasciato al signorino il menomo pretesto di contenersi malamente, del che, salvo il rispetto che gli debbo, mi pare che abbia la gran voglia».

Questo nuovo dileggio andò ad estinguersi sulla faccia impassibile di Mordaunt.

Porthos ed Aramis si trassero nell’angolo opposto a quello dov’era Athos, talmentechè i due campioni si trovarono ad occupare il posto di mezzo della stanza, cioè erano situati in piena luce, stando sul tavolino di Cromvello le due lampade che rischiaravano la scena. Già s’intende che la luce diventava più fiacca a misura che uno si discostava dal centro ov’ella splendeva.

«Orsù, disse d’Artagnan, siete all’ordine alfine?

«Sono all’ordine» rispose Mordaunt.

Amendue fecero nello stesso tempo un passo innanzi, e mercè quest’unico e medesimo movimento s’incrociarono i ferri.

D’Artagnan era troppo abile schermidore per trastullarsi, conforme si dice in termini di sala, a tasteggiare l’avversario. Fece una bella e rapida finta; e questa fu parata da Mordaunt.

«Ah ah!» disse questo con un sorriso di soddisfazione.