E senza perder tempo, credendo di vedere un’apertura, allungò una botta diritta, celere, e fiammeggiante come il lampo.
Mordaunt parò una contro di quarta così stretta che non sarebbe uscito il ferro dall’anello di una fanciulla.
«Principio a credere che ci divertiremo, disse d’Artagnan.
«Sì, ripicchiò Aramis, ma divertendovi, incalzate a modo.
«Perdinci! amico, state avveduto!» aggiunse Porthos.
Allora Mordaunt si diede a sogghignare.
«Uh! signor mio, gli disse d’Artagnan, che brutto sorriso avete mai! gli è il diavolo che vi ha insegnato a sorridere così, non è vero?»
Mordaunt non rispose se non cercando di imbracciare il ferro di d’Artagnan con un vigore che questi non s’immaginava di trovare in quel corpo in apparenza sì debole; ma mediante una parata non meno ben eseguita che quella dell’emulo incontrò a tempo la lama di Mordaunt, che sdrucciolò lungo la sua senza toccargli il petto.
Il giovanotto retrocedè sollecito di un passo.
«Ah! vi stendete? disse il Guascone, ah! vi girate? a vostro genio sia pure, io ci guadagno anzi qualche cosa: che non vedo più il vostro volto maligno. Eccomi del tutto all’ombra: tanto meglio. Non potete figurarvi che tristo sguardo è il vostro, in ispecie quando avete paura. Guardate un poco i miei occhi, e vedrete una cosa che il vostro specchio non vi mostrerà mai, cioè uno sguardo franco e leale».