A cotesta abbondanza di parole, forse non gentili, ma abituali in d’Artagnan che aveva per massima di tener distratto l’avversario, Mordaunt non replicò nemmeno; ma sempre stendendosi e girando pervenne a cambiar posto col tenente.

E vieppiù sorrideva. E il suo sorriso cominciò a dar noja al Guascone.

«Eh via! va finita, disse questi; il birbante ha i garretti di ferro. Avanti le botte maestre!»

Ed incalzò Mordaunt, il quale continuò a distendersi, ma evidentemente per semplice tattica, senza fare un fallo di cui il tenente potesse approfittarsi, senza che la sua spada scartasse un momento dalla linea. Peraltro siccome il combattimento avea luogo in una stanza ed era scarso lo spazio, in breve il piede di Mordaunt toccò il muro, ed esso vi appoggiò la mano sinistra.

«Ah! fece d’Artagnan, mio bell’amico, questa volta non vi allargherete più! signori (seguitò stringendo le labbra e aggrottate le ciglia) avete mai visto uno scorpione appiccicato a una muraglia? No? benissimo, ora lo vedrete».

In un minuto secondo d’Artagnan diè tre colpi tremendi a Mordaunt. Lo toccarono tutti, ma leggerissimamente. Il Guascone non ci capiva più nulla. I tre amici guardavano ansiosi, con la fronte bagnata di sudore.

Finalmente d’Artagnan, stretto troppo da vicino, fece egli pure un passo indietro onde preparare un quarto colpo, o piuttosto per eseguirlo: imperciocchè per esso le armi siccome gli scacchi erano un vasto calcolo di cui tutti i dettagli andavano concatenati l’uno all’altro; ma nel punto che più accanito che mai, si scagliava sul nemico, nel punto che dopo una finta celere e forte si avventava ratto come un baleno, parve si aprisse il muro; Mordaunt sparì da un vacuo, e la spada del tenente inceppata fra due sporti si ruppe quasi fosse di vetro.

Egli rinculò alquanto. La parete tornò a chiudersi.

Mordaunt, mentre si difendeva, avea manovrato in tal guisa da venire a ridosso alla porta segreta dalla quale noi già vedemmo uscire Cromvello. Giunto colà, con la manca cercò e spinse il bottoncino. Poi disparve come in teatro spariscono i genj malefici che hanno il dono di passare a traverso ai muri.

Il Guascone mandò un’imprecazione furibonda, a cui dal lato opposto rispose una risata selvaggia, funebre, la quale fece passare i brividi sino nelle vene allo scettico Aramis.