«Adesso, Mouston, disse Porthos, mi lusingo che non abbandoniate il vostro padrone.

«Ah, signore! sospirò colle lacrime agli occhi Mousqueton, perchè vi siete rimesso al servizio? stavamo tanto bene nel castello di Pierrefonds!»

E senza altra rampogna, diventato obbediente e passivo, o per vero zelo, o per l’esempio dato a proposito da Blaisois, Mousqueton si tuffò a capo all’ingiù.... atto in ogni caso, sublime, dappoichè ei si teneva per morto.

Ma Porthos non era uomo da lasciar così il fedele compagno. Il padrone seguitò tanto da vicino il servitore, che la caduta dei due corpi fece un solo e medesimo tonfo, talmentechè quando Mousqueton ritornò a galla affatto cieco si trovò sorretto dalla larga mano di Porthos, e senza aver bisogno di far alcun moto, potè avanzarsi verso la fune, con tutta la maestà di un Dio marino.

Nell’istante, Porthos vide scuotersi qualche cosa prossima al suo braccio: la qualche cosa era Blaisois, ed egli lo afferrò pei capelli.

Athos gli si faceva di già incontro, ma Porthos disse a questo:

«Andate, conte, andate, non ho necessità di voi».

E veramente con un robusto colpo dei garretti, Porthos si rizzò come il gigante Adamastor al di sopra dei flutti, ed in tre slanci ebbe raggiunti i camerati.

D’Artagnan, Aramis e Grimaud aiutarono Mousqueton e Blaisois a salire; indi toccò a Porthos, il quale scavalcando di su lo sportello del bordo ebbe a far travirare il piccolo schifo.

«E Athos? domandò d’Artagnan.