«Sì, ma il fuoco! rispose Mordaunt, ho appiccato il fuoco!
«A che?
«Alla miccia!
«Corpo di una saetta! urlò Groslow verso il boccaporto. È forse ancor tempo!»
Mordaunt non rispose che con una terribile risata, e scomposto il sembiante dall’odio ancor più che dal terrore, cercando cogli occhi il cielo come volesse mandar fuori un’ultima bestemmia, buttò prima la torcia e indi sè stesso in mare.
Nel medesimo punto, e mentre Groslow poneva il piede sulla scala del boccaporto, il naviglio si aperse come il cratere di un vulcano, sorse in alto una vampa di fuoco con iscoppio non dissimile da quello di cento cannoni che sparassero insieme; l’aria s’incendiò tutta segnata e ripercossa da rottami ugualmente incendiati, poscia disparve l’orribile lampo, i pezzi infranti ricaddero uno dopo l’altro mugghiando nell’abisso in cui si estinguevano, ed eccettuato un certo rimbombo rimasto per l’aere, di lì a poco avreste creduto nulla fosse avvenuto.
Se non che la feluca era scomparsa dalla superficie del mare, e distrutti, annientati Groslow ed i suoi tre sottoposti.
I quattro amici avevano veduto tutto, non era loro sfuggita veruna circostanza di quel tremendo dramma. Innondati per un momento da quel lume risplendentissimo che avea rischiarato il mare alla distanza di più di una lega, rimanevano ciascuno in diversa attitudine, esprimendo lo spavento da cui non potevano astenersi ad onta dei loro cuori di bronzo. In breve ricadde intorno a loro la pioggia di fiamme, ed alla fine il vulcano si estinse conforme dianzi noi narravamo, e tutto ritornò nelle tenebre; barca galleggiante ed oceano agitato.
Eglino stettero per un istante taciti ed abbattuti. Porthos ed Aramis, avendo preso un remo per ciascheduno, lo reggevano macchinalmente più su dell’acqua, aggrappandovisi sopra con tutto il corpo, e lo stringevano con le mani irrigidite.
«Affè, disse Aramis, il primo a troncare quel silenzio di morte, questa volta credo che tutto sia finito!