«Povera regina! borbottò Athos.
«Oh, passino, passino! esclamò pure la giovane principessa slanciatasi verso l’uscio».
La meschinella non si divideva mai dalla madre, e procurava farle obliare mediante le sue premure e la filiale sua tenerezza l’assenza dei due fratelli e della sorella.
«Entrate, signori, entrate», disse e terminava da sè di schiudere la porta.
Si presentarono Athos ed Aramis. La regina stava seduta sopra una poltrona, e a lei dinanzi erano in piedi due dei tre gentiluomini da loro incontrati nel corpo di guardia.
Erano questi i signori di Flamarens e Gasparo di Coligny, duca di Chantillon, fratello di quello che fu ucciso sette od otto anni prima in un duello ch’ebbe luogo a motivo di madama di Longueville.
All’annunziarsi dei due amici costoro indietreggiarono alquanto, e sotto voce ricambiarono alcune parole.
«Ebbene, signori! disse la regina, visti ch’ebbe Athos ed Aramis, eccovi alfine, fidi amici, ma i corrieri di Stato sono venuti anco più presto di voi. La corte è stata istrutta degli affari di Londra nel momento che voi arrivavate alle porte di Parigi, ed ecco i signori di Flamarens e di Chatillon che mi portano da parte di Sua Maestà la regina Anna le più recenti informazioni».
Aramis ed Athos si guardarono; la tranquillità, l’allegrezza persino che traluceva in volto alla sovrana, li faceva stupire.
«Favorite continuare, essa disse a Chatillon ed a Flamarens; dicevate adunque che Sua Maestà Carlo I, mio augusto signore, era stato condannato a morte non ostante il voto della maggioranza dei sudditi inglesi....