«Or bene, vi confesso, che secondo ogni probabilità, mi appiglierò a questo partito. Nel momento appunto la corte mi fa alcune proposte, e da me solo dipende l’accettarle. Le avevo rigettate finora, ma poichè uomini della vostra fatta mi dicono che ho torto, e specialmente giacchè questa maladetta gotta mi mette nell’impossibilità di giovare alla causa parigina, affè! ho voglia di seguitare il vostro consiglio e accogliere la proposta avanzatami dal signor di Chatillon.
«Accettatela, principe, disse Aramis.
«Oh sì! anzi mi dispiace di averla quasi sprezzata questa sera.... ma domani v’è conferenza e vedremo».
I due amici riverirono il duca.
«Andate, signori, questi continuò, dovete essere stanchi dal viaggio. Povero re Carlo! ma in sostanza egli ne ha un po’ di colpa, e ciò che deve consolarci si è che la Francia non ha da farsi alcun rimprovero in questa occasione, ed ha fatto tutto quanto ella poteva per salvarlo.
«Oh! di questo siamo noi testimoni, replicò Aramis, particolarmente il signor di Mazzarino!....
«Ecco, io ho caro che gli facciate una tale testimonianza; in fondo ha del buono, il ministro, e se non fosse forestiero, gli si renderebbe giustizia.... Ahi! gotta maladettissima!»
Athos ed Aramis uscirono, ma le grida del signor di Bouillon li accompagnarono sino nell’anticamera; era evidente ch’ei soffriva come un dannato.
Aramis arrivato al portone domandò:
«Ebbene, Athos, che ne pensate?