«Mi pare che sia qui il vero campo di battaglia; disse Aramis, vedete quel corpo di cavalleria che sta davanti al ponte con le pistole in pugno? Ehi, badate! ecco che arrivano i cannoni.
«Ma, mio caro, rispose Athos, dove ci avete condotti? mi sembra di vedere intorno a noi figure di uffiziali dell’armata reale. Non è il signor di Chatillon in persona quello che viene innanzi co’ suoi due brigadieri?»
Così parlando, mise mano alla spada, mentre l’amico, credendo infatti di avere oltrepassati i limiti del campo parigino, dava di piglio alla sacchetta delle pistole.
«Buon giorno, signori, disse il duca avvicinatosi, mi accorgo che nulla intendete di quanto succede, ma in due parole io ve lo spiegherò. Per il momento siamo in tregua, v’è conferenza; il signor Principe, il signor di Retz, il signor di Beaufort e il signor di Bouillon, stanno attualmente conversando di politica. Ora dunque, una delle due: o le faccende non si aggiusteranno, e noi, cavaliere, ci ritroveremo: o si aggiustano, e siccome io sarò disbrigato dal mio comando, ci ritroveremo anche allora.
«Signor mio, rispose Aramis, voi discorrete a meraviglia. Sicchè, permettetemi di farvi una domanda.
«Fate pure.
«Dove sono i plenipotenziarj?
«A Charenton stesso, nella seconda casa a man dritta venendo dalla parte di Parigi.
«E la conferenza non era preveduta?
«No: par che sia il resultato di nuove proposte fatte jer sera dal signor di Mazzarino ai Parigini».