«Corrono di galoppo. È con loro il signor Principe.... Oh! ecco che li lascia.
«È battuta la chiamata! esclamò Chatillon, la sentite? bisogna informarci».
Veramente si scorgevano i soldati correre alle armi, i cavalieri ch’erano in piedi saltar di nuovo in sella, suonavano le trombe, battevano i tamburi. Il signor di Beaufort cavò fuori la spada.
Il signor Principe dal canto suo fece un segno di riunione, e tutti gli ufficiali dell’esercito reale mescolatisi momentaneamente alle truppe parigine corsero verso di lui.
«Signori, disse Chatillon, è evidente ch’è rotta la tregua; è per cominciare la battaglia; dunque rientrate in Charenton, perchè io tra poco darò l’attacco. Ecco il segnale che mi dà il signor Principe».
Diffatti un alfiero alzava in aria per tre volte la bandiera del principe.
«A rivederci, signor cavaliere! gridò Chatillon».
E si partì di galoppo a raggiungere la sua scorta.
Athos ed Aramis voltarono la briglia e si fecero a riverire il Coadjutore e il signor di Beaufort. In quanto a di Bouillon, esso aveva avuto verso la fine della conferenza un attacco di podagra sì terribile che fu riportato a Parigi in una lettiga.
Al contrario, il duca d’Elboeuf circondato dai suoi quattro figli come da uno stato maggiore, percorreva le file dell’armata parigina.