In quel frattempo, fra Charenton e l’esercito reale si formava un lungo spazio bianco che sembrava si preparasse a servire di ultimo letto ai cadaveri.
«Quel Mazzarino è una vera vergogna per la Francia! disse il Coadjutore stringendosi il cinturino della spada, che portava alla moda degli antichi prelati militari sulla zimarra arcivescovile, è un gaglioffo che vorrebbe governare la Francia come una fattoria; e perciò la Francia non può sperare tranquillità se non quando egli ne sia uscito.
«Pare che non sieno andati d’accordo sul colore dal cappello, borbottò Aramis».
Nel momento il signor di Beaufort alzò in aria la spada.
«Signori, ei disse; abbiamo messa in moto una diplomazia inutile; volevamo sbarazzarci di quel gaglioffo di Mazzarino, ma la regina che n’è incapriccita intende assolutamente conservarselo per ministro: talchè non ci resta più che una risorsa, cioè di batterlo in modo congruo e adattato.
«Bene! fece il Coadjutore, ecco la solita eloquenza del signor di Beaufort!
«Fortunatamente, soggiunse Aramis, corregge gli errori di lingua ed i pleonasmi con la punta della spada.
«Uhm! replicò il Coadjutore con disprezzo, vi giuro che in tutta questa guerra è molto meschino».
E sguainò anch’esso il ferro, dicendo:
«Signori, ecco il nemico che ci viene incontro; spero gli risparmieremo mezza strada».