«Spero non avervi fatto aspettare di troppo, rispose il duca; in tutti i casi, eccomi qua.
«Signor di Chatillon, disse Aramis cavando fuori una seconda pistola riserbatasi per quella occasione, credo che se la vostra arme è scarica, siete bell’e morto.
«Grazie a Dio, non è così!»
E il dura levata in su l’arme, l’assegnò e fece fuoco. Però Aramis abbassò la testa nell’atto in cui vide Chatillon pigiare il dito sui grilletto, e la palla gli passò di sopra senza toccarlo.
«Oh! avete fallito! gridò Aramis, ma io giuro a Dio di non fallire.
«Se vi do tempo! urlò il signor di Chatillon dando di sprone e balzandogli addosso, alto il ferro».
Aramis lo attendeva con quel sorriso terribile che di lui era proprio in simili occasioni; e Athos che mirava il duca avanzarsi verso d’Herblay con la prontezza del lampo apriva bocca onde strillare: «Tirate! tirate!» quando partì la botta, e Chatillon slargate le braccia, si gittò supino sulla groppa del cavallo.
Gli era entrata la palla nel petto dallo scavo della corazza.
«Sono morto! balbettò il duca».
E sdrucciolò di sul cavallo al suolo.