Allorchè furono lontani dal campo di battaglia, il conte di la Fère domandò al garzoncello:

«Che andavate a fare, mio caro, tanto innanzi nella mischia? Non era quello il vostro posto, mi sembra, non essendo armato di meglio per il combattimento.

«E realmente non dovevo battermi in quest’oggi. Ero incaricato di una missione per il ministro, e partivo per Rueil, quando vedendo il signor di Chatillon che caricava, mi è venuto voglia d’imitarlo ponendomi al di lui fianco. Allora ei mi disse che due cavalieri dell’armata parigina mi cercavano, e mi nominò il conte di la Fère.

«Come! sapevate che eravamo qua, e vi disponevate ad uccidere il vostro amico, il cavaliere?

«Non lo avevo ravvisato sotto l’armatura, replicò Raolo ed arrossiva, e sì, avrei dovuto riconoscerlo dalla sua destrezza e dal sangue freddo.

«Grazie del complimento, mio giovane amico, disse Aramis, e ben si distingue da chi riceveste lezione di cortesia.... Ma dicevate che andate a Rueil?

«Sì.

«Dal ministro?

«Certo: ho un dispaccio del signor Principe per Sua Eccellenza.

«Bisogna portarlo, fece Athos.