«Lasciamo qui Blaisois e Grimaud, propose Athos, torneranno domani a Parigi coi cavalli che oggi ci lascerebbero a mezza via, e noi prendiamo la posta.
«Prendiamo la posta», approvò Aramis.
Si mandarono a cercare i cavalli. In quel frattempo i due amici pranzarono in fretta; volevano, qualora rinvenissero a Louvres qualche schiarimento, poter continuare il loro viaggio.
Giunsero a Louvres. Non v’era un albergo. Vi si beveva un liquore che ha conservato anche ai nostri giorni la sua riputazione, e che già vi si faceva in quell’epoca.
«Smontiamo qui, disse Athos, d’Artagnan non avrà perduta questa occasione, non di bere un bicchierino, ma di prepararci qualche indizio».
Entrarono in una bottega e chiesero due bicchierini di rosolio, sul banco, ritti, come dovevano aver fatto d’Artagnan e Porthos. Il banco era coperto da una piastra di stagno. Su questa era scritto con la punta di un grosso spillo:
Rueil, D.
«Sono a Rueil! esclamò Aramis, vista ch’ebbe l’iscrizione.
«Andiamoci! disse Athos.
«È quanto correre in bocca al lupo.