«Se fossi stato amico di Giona, come lo sono di d’Artagnan, rispose Athos, sarei ito con lui anco nel ventre della balena; e voi, Aramis, fareste lo stesso.

«In coscienza, caro conte, credo che mi supponiate migliore di quel ch’io sono. Se fossi solo, non so se andrei così a Rueil senza grandi precauzioni; ma con voi ci vado».

Ed ambedue partirono insieme.

Athos, senza immaginarselo, aveva dato ad Aramis il miglior consiglio possibile. I deputati del Parlamento erano appena giunti a Rueil per le famose conferenze che dovevano durare tre settimane e portare a quella pace zoppa, in seguito della quale il signor Principe fu arrestato. Rueil trovavasi piena per parte de’ Parigini, di avvocati, presidenti, consiglieri, togati d’ogni sorta; e per parte della corte, di gentiluomini, uffiziali e guardie: quindi era facile fra tanta confusione restare incogniti quanto si bramasse. D’altronde le conferenze avevano recata una tregua, ed arrestare in quel momento due gentiluomini, ancorchè addetti alla Fronda, era portare offesa al diritto delle genti.

I due amici credevano che tutti fossero occupati dal pensiero che tormentava loro. Si mischiarono fra le comitive ed i capannelli, nella speranza di sentir dire qualche cosa di d’Artagnan e di Porthos, ma ciascuno discorreva soltanto di articoli e ammendamenti.

Athos opinava di andare direttamente dal ministro.

«Mio caro, obbiettò Aramis, voi dite benissimo, ma badate! la nostra sicurezza proviene dalla nostra oscurità. Se ci facciamo conoscere in un modo o nell’altro, andremo immediatamente a raggiungere i nostri amici in qualche carbonaja, d’onde non ci caverà nè anche il diavolo. Procuriamo di non ritrovarli per combinazione, ma bensì a volontà nostra. Arrestati a Compiegne, sono stati condotti a Rueil, conforme ce ne siamo accertati a Louvres; condotti a Rueil sono stati esaminati dal ministro, che dopo l’interrogatorio li ha ritenuti presso di sè o mandati a San Germano. Alla Bastiglia essi non sono positivamente, poichè la Bastiglia è dei frondisti, e vi comanda il figlio di Broussel; non sono morti, perchè la morte di d’Artagnan farebbe strepito. Porthos, io lo credo eterno. Non disperiamo, aspettiamo e rimaniamo a Rueil, mentre io sono convinto che vi siano. Ma che avete, impallidite?

«Ho, rispose Athos, e gli tremava la voce, che mi ricordo che nel castello di Rueil il signor Richelieu aveva fatto fabbricare una famosa prigione perpetua!...

«Ah! state quieto, disse Aramis, il signor di Richelieu era un gentiluomo uguale a tutti noi per nascita e superiore per situazione; poteva, come un re, toccare i più grandi di noi sulla testa, e toccandoci farci vacillare la testa sulle spalle. Ma il signor di Mazzarino è un birbante, che può tutto al più pigliarci per il collo alla guisa di un birro. State tranquillo, amico mio; io insisto a sostenere che d’Artagnan e Porthos sono a Rueil vivi vivissimi.

«Non serve! replicò Athos, ci sarebbe necessario ottenere dal Coadjutore di prender parte alle conferenze, e così entreremmo in Rueil.