«Con tutti quei brutti togati! Vi pare, mio caro? e vi pensate che vi si discuta nemmeno su la libertà o la prigionia di d’Artagnan e Porthos? No, io sono di sentimento che cerchiamo qualche altro mezzo.

«Ebbene! riprese Athos, io ritorno al mio primo pensiero; non conosco miglior mezzo che operare franco e lealmente. Andrò a trovare, non Mazzarino, ma la regina, e le dirò: Signora, restituiteci i vostri due servi, nostri amici!»

Aramis scosse il capo e rispose:

«È l’ultima risorsa, di cui sarete sempre in facoltà di far uso; ma date retta a me; non ve ne prevalete se non agli estremi; sarà sempre tempo di ridurci a quel punto. Intanto si proseguano le nostre indagini».

E le continuarono e pigliarono tante informazioni, e con mille ingegnosi pretesti fecero parlare tante persone, che terminarono col trovare uno dei cavalleggieri, il quale confessò loro essere stato della scorta che aveva condotti d’Artagnan e Porthos da Compiegne a Rueil. Senza i cavalleggieri neppure si sarebbe saputo ch’erano entrati.

Athos tornava in sempiterno alla sua idea di vedere la regina.

«Per veder la regina, diceva Aramis, bisogna vedere il ministro, ed appena avrem veduto il ministro, ricordatevi di quel che vi dico, saremo riuniti ai nostri amici, ma non nel modo che intendiamo noi. E quel modo, ve lo dichiaro, mi va poco a genio. Si operi in libertà per operare bene e presto.

«Voglio parlare alla regina, ripetè Athos.

«Ebbene! se siete deciso a far questa pazzia, avvertitemi un giorno innanzi, ve ne prego.

«E perchè?