Riempieva gli appartamenti di San Germano grandissima moltitudine: Anna non aveva mai avuto al Louvre, o al Palazzo Reale, un maggior numero di cortigiani. Soltanto erasi fatto un movimento tra quella folla che apparteneva alla nobiltà secondaria, mentre tutti i primi gentiluomini di Francia stavano attorno al signor di Conti, al signor di Beaufort ed al Coadjutore.

Del resto regnava un gran brio in quella corte. Il carattere particolare di quella guerra si fu che v’ebbero più strofette composte che cannonate tirate. La corte metteva in canzone i Parigini, i quali mettevano lei pure in canzone, e le ferite, sebbene non mortali, erano assai dolorose, fatte come erano con l’arme del ridicolo.

Però, in mezzo alla generale ilarità ed alla frivolezza apparente, tra tutti quei pensieri esisteva una seria preoccupazione. Mazzarino rimarrebbe poi ministro o favorito, oppure Mazzarino venuto dal mezzogiorno come un nuvolo, se ne andrebbe trasportato dal vento che portato lo aveva? Ognuno lo sperava, ognuno lo desiderava, talmente che il ministro sentiva che tutti gli omaggi, tutte le lusinghe cortigianesche ricoprivano una gran dose di odio mal celata sotto il timore e l’interesse; ei si trovava imbarazzato, senza sapere su chi far conto nè su chi appoggiarsi.

Il signor Principe stesso che combatteva per lui non si lasciava mai fuggire un’occasione o di schernirlo o di umiliarlo; ed avendo voluto Mazzarino per due o tre volte davanti al vincitore di Rocroy esternare qualche sua volontà imperiosa, questi lo aveva guardato in maniera da dargli a comprendere che se lo difendeva ciò non era già per convinzione nè per entusiasmo.

Allora il ministro si rivolgeva verso la regina, unico suo sostegno; ma due o tre volte gli era sembrato sentirsi vacillare quel sostegno sotto la mano.

Arrivata l’ora dell’udienza fu annunziato al conte di la Fère che questa avrebbe luogo, ma gli conveniva attendere alquanto, avendo la sovrana da tener consiglio col ministro.

E ciò era vero. Parigi aveva mandata appunto una nuova deputazione, la quale doveva procurare di dar finalmente un certo giro agli affari, ed Anna si consultava con Mazzarino sulla accoglienza da farsi ai deputati.

Grande occupazione di mente avevano tutti gli alti personaggi dello Stato. Athos non poteva quindi scegliere peggior momento per parlare de’ suoi amici, poveri atomi perduti in quel turbine scatenatosi.

Athos però era un uomo inflessibile, che non si ritraeva da una decisione presa allorchè questa gli pareva emanata dalla sua coscienza e dettata dal suo dovere. Insistè onde essere introdotto, dicendo che quantunque non fosse deputato, nè di Conti, nè di Beaufort, nè di Bouillon, nè di d’Elboeuf, nè del Coadjutore, nè di madama di Longueville, nè del signor Broussel, nè del Parlamento, e venisse per suo proprio conto, aveva pur non ostante le cose più importanti da dire a Sua Maestà.

Finita la conferenza, la regina lo fece chiamare nel suo gabinetto.