Athos fu introdotto e diede il suo nome. Era un nome che troppe volte aveva risuonato alle orecchie di Sua Maestà, ed anche nel suo cuore, perchè ella non lo riconoscesse; bensì essa rimase impassibile, contentandosi di guardare il gentiluomo in quel modo fisso, che non è lecito se non se alle donne regine o per bellezza o per rango.

«Sicchè vi offrite a renderci un servigio, conte, domandò Anna dopo breve silenzio.

«Sì signora, un altro servigio», rispose Athos un poco urtato che la sovrana non mostrasse ricordarsi di lui.

Athos aveva un cuor grande, e quindi era un meschino cortigiano.

La regina inarcò le ciglia. Mazzarino che, seduto davanti a un tavolino sfogliava alcune carte come avrebbe potuto fare un semplice segretario di Stato, alzò il capo.

«Parlate», disse Anna.

Mazzarino si rimise a scartabellare i fogli.

«Signora, rispose Athos, due amici nostri, due dei più intrepidi servi di Vostra Maestà, i signori d’Artagnan e du Vallon, mandati in Inghilterra dal signor ministro, sono spariti tutto ad un tratto nel punto in cui ponevano il piede sul suolo di Francia, nè si sa che sia di loro.

«Ebbene?

«Ebbene; io mi rivolgo alla benevoglienza di Vostra Maestà per sapere che sia, dei due gentiluomini, riservandomi, ove poi faccia d’uopo, di ricorrere alla di lei giustizia.