«Signore, disse Anna con quell’alterezza che dirimpetto a certi uomini diventava impertinenza, e per questo ci disturbate fra i gravi pensieri che ci agitano? per un affare di polizia! Eh! vi è noto, o noto vi dev’essere, che non abbiamo più polizia dacchè non siamo più a Parigi.
«Io credo, replicò Athos inchinandosi rispettosamente, che Vostra Maestà non avrebbe bisogno di informarsi dalla polizia per conoscere ciò che sia stato di d’Artagnan e du Vallon; e che se si compiacesse interrogare il signor ministro, esso potrebbe risponderle su tal proposito senza consultare altro che le proprie rimembranze.
«Ma Dio mi perdoni! disse Anna con quello sdegnoso moto delle labbra che era a lei particolare, mi pare che interroghiate voi stesso!
«Sì signora, e quasi ne ho diritto, poichè si tratta di d’Artagnan; di d’Artagnan, m’intendete?»
E ciò proferiva Athos in tal guisa da curvare sotto le ricordanze della donna la fronte della regina.
Mazzarino capì esser tempo di ajutare la sovrana.
«Signor conte, egli disse, consentirò io a parteciparvi una cosa ignota a Sua Maestà, cioè quel che fu fatto dei due gentiluomini. Hanno disobbedito, e sono in arresto.
«Supplico adunque la Maestà Vostra, soggiunse Athos sempre impassibile e senza replicare a Mazzarino, di sciogliere l’arresto dei signori d’Artagnan e du Vallon.
«Quel che mi domandate è affare di disciplina, e non si spetta a me, fece la regina.
«Non rispose mai così d’Artagnan quando si trattò di servire Vostra Maestà».