«Eh eh! disse Comminges, ma, signor mio, vorreste mettermi paura! Nel primo giorno di sua carcerazione il signor d’Artagnan provocò tutti i soldati e tutti i bassi ufficiali, senza dubbio affine di avere una spada; la faccenda durò all’indomani, e si estese per sino al posdomani; ma dappoi egli è diventato quieto e docile come un agnellino. Adesso canta canzoni guascone che ci fanno morir dalle risa.
«E il signor du Vallon? domandò Athos.
«Ah! quello è tutt’altro: confesso ch’è un gentiluomo da fare spavento. Il primo giorno con un colpo della spalla sfondò tutti gli usci, e mi aspettavo di vederlo uscire da Rueil conforme uscì Sansone da Gaza; ma il suo umore ha preso lo stesso andamento di quello del suo compagno d’Artagnan. Ed ora, non solamente si avvezza alla sua detenzione, ma anco ci scherza sopra.
«Meglio così! disse Athos, meglio così!
«Vi figuravate diversamente? domandò Comminges, che combinando quel che aveva detto Mazzarino de’ suoi prigionieri con quello che ne diceva il conte di la Fère, cominciava ad avere qualche inquietezza».
Athos dal canto suo rifletteva che per sicuro quel miglioramento nel morale de’ suoi camerati nasceva da qualche piano formato da d’Artagnan. Quindi non volle ad essi nuocere coll’esaltarli di soverchio.
«Di loro? rispose, sono due teste infiammabili; uno è di Guascogna, e l’altro di Piccardia; entrambi sono facili ad accendersi, ma presto si estinguono. Ne avete avuta la prova, e ciò che ora mi narrate fa fede di quanto io vi asserisco».
Tale era pure l’opinione di Comminges, per cui egli si ritirò più tranquillo, ed Athos restò solo nella vasta stanza, ove secondo gli ordini del ministro fu trattato con gli onori dovuti a un gentiluomo.
D’altronde per farsi un’idea precisa della propria situazione, attendeva la famosa visita promessa da Mazzarino.