Ed Aramis si chiuse per dentro.

D’Artagnan esaminava la stanza.

Non avea mai veduto un appartamento al tempo stesso più guerresco e galante. Ad ogni angolo erano trofei d’armi e spade di ogni specie, e quattro grandi quadri rappresentavano nel loro costume da battaglia il cardinale di Lorraine, Richelieu, La Vallette e l’arcivescovo di Bordeaux; i parati erano di damasco, i tappeti venuti da Alençon, il letto guernito di trine col posapiedi ricamato.

«Guardate il mio tugurio? fece Aramis, sono alloggiato assai bene.... Che cercate cogli occhi?

«Cerco chi vi abbia aperto, non vedo alcuno, eppure...

«Oh! è stato Bazin.

«Ah ah!

«Ma il mio Bazin è bene avvezzo, ed osservando ch’io non tornava solo si sarà ritirato per prudenza. Sedete, mio caro, e discorriamo».

Ed Aramis spinse il tenente in un ampio seggiolone, sul quale questi si distese e posò le gomita.

«Già, cenerete con me, non è così?