Arrivarono alla porta da cui era sparito Mazzarino; questa era chiusa; invano d’Artagnan tentò aprirla.

«Ecco, egli disse, dov’è bisogno di dare un colpo delle vostre spalle; spingete, Porthos, ma adagio e senza far rumore, non isfondate, staccate gli sporti, e tanto basta».

Porthos appoggiò la robusta spalla ad uno degli sporti, il quale cedè, e d’Artagnan introdusse la punta della spada fra la stanghetta e la bocchetta della serratura; la stanghetta tagliata a ugnatura non resse, e si spalancò l’usciale.

«Ma se ve lo dicevo, Porthos, che si ottien tutto dalle donne o dalle porte con la dolcezza.

«Fatto sta, rispose Porthos, che siete un gran moralista!

«Entriamo».

Entrarono. Dietro ad una invetriata, al lume del lanternino del ministro posato in terra in mezzo alla galleria, si scorgevano i melaranci e i melagrani del castello di Rueil, collocati in lunghe file facenti un gran viale e due altri laterali più piccoli.

«Niente ministro, fece d’Artagnan, ma soltanto la sua lucerna; e dunque dove diamine sarà?».

E mentre esplorava una delle ali laterali, dopo aver fatto cenno ai Porthos di esplorare l’altra, adocchiò ad un tratto alla sua mano manca una cassa discostata dalla sua linea, e sul posto di quella una larga buca. Dieci uomini avrebbero durato fatica a muovere la cassa, ma per un meccanismo qualunque si fosse, essa aveva girato con la lastra che la sosteneva.

D’Artagnan, secondo noi avvertimmo, trovò ivi una buca, ed in questa i gradini di una scala a chiocciola.