Mazzarino a poco a poco ripigliava fiato.

«Signori, è un pezzo che siete nel locale degli agrumi?» domandò con voce tremula pensando alla visita che avea fatta allora al suo tesoro.

Porthos aprì bocca per rispondere, d’Artagnan gli fe’ un cenno, e la bocca ammutolitasi, gradatamente si richiuse.

«Siamo giunti adesso» rispose il Guascone.

Il ministro respirò: non temeva più pel tesoro, ma solo per sè stesso. Sulle labbra gli corse una specie di sorriso.

«Animo, replicò, mi avete preso nella rete, e mi do per vinto. Volete chiedermi la libertà, non è vero? ve la concedo.

«Oh Eccellenza! siete troppo buono, ma la libertà noi l’abbiamo, e avremmo più caro di domandarvi tutt’altro.

«Avete la libertà! disse sbigottito il ministro.

«Senza dubbio, ed all’incontro, voi, monsignore, l’avete perduta; e adesso, che vuole ella, Eccellenza? tale è la legge della guerra, si tratta di ricomprarsela».

Mazzarino si sentì rabbrividire in fondo al cuore. Fissò lo sguardo penetrante, ma invano, sul volto beffardo del Guascone e su quello impassibile del gigante. Entrambi stavano nascosti all’ombra, e nulla vi avrebbe potuto leggere tampoco la Sibilla di Cuma.