«E dove si va? chiese Porthos.

«Da voi, mio caro, a Pierrefonds; la vostra bella villa è degna di offrire la sua signorile ospitalità a Sua Eccellenza; e di più benissimo situata, nè troppo vicina, nè troppo lontana da Parigi; di là si potranno stabilire facili comunicazioni colla capitale. Venite, monsignore, ci starete da principe come siete.

«Principe decaduto, ribattè in tuono dolente Mazzarino.

«La guerra ha le sue eventualità, replicò Athos, ma siate certo che non ne faremo abuso.

«No, ma ne faremo uso», terminò d’Artagnan.

In tutto il resto della nottata, i rapitori corsero con la instancabile rapidità dei tempi passati; Mazzarino, cupo e pensoso, si lasciava trascinare in mezzo a quel cammino da fantasme.

All’alba avevano fatte dodici leghe in una tirata; la metà della scorta era spossata, caddero varj cavalli.

«I cavalli d’oggidì, disse Porthos, non sono come quelli che si avevano in addietro; tutto va degenerando.

«Ho mandato Grimaud a Dammatin, rispose Aramis, deve portarci cinque palafreni riposati, uno per Sua Eccellenza e quattro per noi. L’essenziale si è di non abbandonare monsignore; il rimanente della scorta ci seguirà più tardi: una volta che siasi oltrepassato San Dionigi, di nulla abbiamo più da temere».

Realmente Grimaud condusse cinque corsieri; il signore, a cui si era egli rivolto, essendo amico di Porthos, erasi affrettato, non a venderli, conforme gli si proponeva, ma bensì a regalarli. Dopo dieci minuti la scorta si fermava ad Ermenonville, ma i quattro camerati trottavano con maggiore impegno, facendo guardia al signor ministro.