«Su quelle, rispose Mazzarino, eravamo quasi d’accordo: si passi perciò ai patti particolari.

«Credete dunque che ve n’abbiano da essere? fece Aramis sogghignando.

«Credo che non tutti avrete un disinteresse eguale a quello del signor di la Fère, ripicchiò Mazzarino volgendosi a salutare Athos.

«Ah! monsignore, avete ragione, disse Aramis, e sono lieto di scorgere che finalmente rendete giustizia al conte: il signor di la Fère è una mente superiore, che sorvola sui desiderj volgari e sulle umane passioni, è un’anima all’antica ed altera. Il signor conte è un uomo diverso dagli altri. Dite bene, monsignore, noi non siamo da suo pari, e siamo i primi a confessarlo con voi.

«Aramis! domandò Athos, forse burlate?

«No, caro conte, no.... dico quel che pensiamo e noi e tutti coloro che ci conoscono.... ma avete ragione: non si tratta di voi, e bensì di monsignore, e dell’indegno suo servo cavaliere d’Herblay.

«Ebbene! che desiderate oltre i patti generali sui quali torneremo a discorrere?

«Desidero, Eccellenza, che si dia la Normandia alla signora di Longueville, con piena e intera assoluzione, e cinquecento mila lire; che Sua Maestà il re si degni esser compare del figliuolo ch’ella ha dato alla luce di recente; e che monsignore, dopo avere assistito al battesimo, vada a presentare i suoi omaggi al sommo Pontefice.

«Cioè, volete ch’io mi dimetta dalle mie funzioni di ministro, che abbandoni la Francia, che me ne vada esule? E voi, signorino? domandò Mazzarino a d’Artagnan.

«Io, rispose il Guascone, sono precisamente dell’opinione del cavaliere d’Herblay, eccetto che sull’ultimo punto; invece di bramare che monsignore lasci la Francia, bramo che resti in Parigi, ed in sostanza che rimanga primo ministro, perocchè egli è un gran politico. Procurerò ancora, per quanto da me dipenda, ch’egli abbia la preponderanza su tutta la Fronda, ma a patto che si rammenti alcun poco dei fidi servitori del re, e dia la prima compagnia di moschettieri ad uno il quale sarà da me accennato. E voi, du Vallon?