«Sì, tocca a voi, fece Mazzarino, parlate.
«Io, replicò Porthos, vorrei che il signor ministro, per onorare la mia casa che gli ha dato asilo, in memoria di quest’avventura, favorisse erigere le mia tenuta in baronia, con promessa dell’ordine per uno de’ miei amici alla prima promozione che farà Sua Maestà.
«Sapete pure, signor mio, che per ricever l’ordine bisogna fare delle prove.
«E l’amico le farà. D’altronde, se occorresse assolutamente, monsignore gli direbbe come si scansa questa formalità».
Mazzarino si morse le labbra; il colpo era diretto, ed egli riprese aspramente:
«Tutte queste cose, a parer mio, si combinano malamente, poichè se soddisfo alcuni, forzatamente disgusto gli altri. Se sto a Parigi, non posso andare a Roma; se ci vado, non posso rimaner ministro, e se non lo sono, non posso far capitano messer d’Artagnan e barone messer du Vallon.
«È vero, confermò Aramis, e perciò, siccome io formo minorità, ritiro la mia proposizione in quel che si spetta alla gita a Roma ed alla dimissione di Sua Eccellenza.
«Dunque resto ministro? domandò Mazzarino.
«Ci s’intende! disse d’Artagnan, la Francia ha d’uopo di voi.
«Ed io desisto dalle mie pretese, e Sua Eccellenza rimarrà primo ministro, ed anche favorito di Sua Maestà, se vuol concedere a me ed agli amici miei ciò che chiediamo per la Francia e per noi.