«A recar nuove del signor di Mazzarino, ed anche freschissime.

«Ah! e che n’è stato di lui?

«Sta precisamente come voi ed io.

«Non gli è dunque avvenuta alcuna disgrazia?

«Nessuna assolutamente. Ha provato soltanto il bisogno di fare una gita nell’Isola di Francia, e ci ha pregati di accompagnarlo, il conte di la Fère, du Vallon e me. Eravamo talmente suoi servi da non potergli ricusare una simile domanda. Partimmo jeri sera, ed eccomi qua.

«Eccovi qua!

«Sua Eccellenza aveva da far dire a Sua Maestà qualche cosa, di particolare, di segreto, un’ambasciata de non affidarsi che ad un soggetto sicuro, e perciò mi ha inviato a San Germano. Sicchè, mio caro signor Bernouin, se volete far cosa gradita al vostro padrone, avvertite Sua Maestà del mio arrivo e partecipategliene lo scopo».

O parlasse sul serio, o il suo discorso fosse un mero scherzo, essendo però evidente che nelle attuali circostanze d’Artagnan era l’unico individuo in grado di trarre dall’inquietudine la regina Anna, Bernouin non ebbe difficoltà ad andare a riportarle quel singolare messaggio, e secondo aveva egli preveduto, la sovrana gli diede ordine d’introdurre sul momento il signor d’Artagnan.

D’Artagnan si appressò alla regina con dimostrazioni di profondo rispetto. Arrivato a tre passi di distanza da lei, mise a terra un ginocchio e le porse il dispaccio.

Era, conforme accennammo, una semplice lettera, mezza d’introduzione e mezza di credito. La regina la lesse, riconobbe benissimo il carattere del ministro, benchè fosse scritto un po’ tremolante, e siccome il foglio non le spiegava niente di quanto era accaduto, ne addimandò dei dettagli.