Il Guascone le raccontò ogni cosa con le maniere ingenue che sapeva assumere a meraviglia in certe circostanze.

A misura ch’ei favellava Anna lo guardava con maggiore stupore; non comprendeva come un uomo osasse immaginare una tale impresa, ed anche meno che avesse l’audacia di narrarla a lei, di cui era interesse e quasi dovere di punirla.

«Come! ella esclamò quando egli ebbe terminato, come! ardite confessarmi il vostro delitto! informarmi così del vostro tradimento!»

E si faceva rossa per la somma indignazione.

«Perdonate, signora, ma mi sembra che o mi sono spiegato male o Vostra Maestà non mi ha inteso bene. Non v’è in ciò delitto nè tradimento. Il signor di Mazzarino teneva carcerati du Vallon e me, perchè non avevamo potuto credere ch’ei ci avesse spediti in Inghilterra onde veder tranquillamente tagliar la testa al re Carlo I, cognato del defunto re vostro consorte, sposo di Enrichetta vostra sorella, e ospite vostra, e che abbiam fatto quanto per noi si poteva onde salvare la vita al regio martire. Eravamo dunque convinti, il mio amico ed io, che vi fosse sotto qualche errore di cui noi stessi fossimo vittime, e ch’esistesse la necessità di una spiegazione nostra con Sua Eccellenza. Ora, acciò una spiegazione dia il suo frutto è d’uopo che si faccia tranquillamente, lungi da strepiti e da importuni. In conseguenza, abbiamo condotto il signor ministro nel castello del mio amico, e là si è proceduto agli schiarimenti. Or bene, quel che avevamo preveduto era vero, v’era un abbaglio. Il signor di Mazzarino aveva pensato che avessimo servito il generale Cromvello invece che il re Carlo: la quale sarebbe stata una vergogna che ridonderebbe da noi a lui e da lui a Vostra Maestà; una viltà che macchiata avrebbe sul suo primo ceppo la regia autorità dell’illustre vostro figlio. E noi gli demmo la prova del contrario, e questa prova siamo pronti a darla a Vostra Maestà, appellandoci all’augusta vedova che piange in quel Louvre dove le ha dato alloggio la vostra regale munificenza. E la prova lo ha appagato a tal segno, che in attestato della sua soddisfazione mi ha mandato, secondo vede la Maestà Vostra, a ragionare con essolei del risarcimento naturalmente dovuto a gentiluomini male apprezzati e perseguitati a torto.

«Vi ascolto e vi ammiro! disse Anna. In verità, rade volte ho veduto un eguale eccesso d’impudenza!

«Oh! fece d’Artagnan, ecco che adesso anche Vostra Maestà s’inganna in proposito delle nostre intenzioni, come era avvenuto al signor di Mazzarino.

«Siete in errore, signore, ribattè la regina, e tanto è vero che non m’inganno, che fra dieci minuti voi sarete arrestato, e fra un’ora io partirò alla testa della mia armata per andar a liberare il mio ministro.

«Sono certo che Vostra Maestà non commetterà una tale imprudenza, rispose il Guascone, prima perchè sarebbe inutile, e poi perchè trarrebbe a risultati gravissimi. Innanzi di esser liberato il signor ministro sarebbe morto, e Sua Eccellenza è sì ben persuasa della realtà di ciò ch’io asserisco, che mi ha pregato, pel caso ch’io vedessi la Maestà Vostra in queste disposizioni, di fare il possibile onde ottenere che muti progetto.

«Or bene, dunque mi contenterò di farvi arrestare.