D’Artagnan, sorpreso dalle maniere dell’abate d’Herblay, che contrastavano cotanto con quelle del moschettiere Aramis, spalancava gli occhi davanti all’amico.
Bazin coprì sollecitamente la tavola con una tovaglia damascata e vi dispose tante cose ghiotte, indorate, profumate, che il tenente ne rimase attonito.
«Dunque, aspettavate gente? questi domandò.
«Oibò! mi tengo sempre pronto per i casi possibili; e poi sapevo che mi cercavate.
«Da chi?
«Da messer Bazin, che vi ha preso per il diavolo ed è corso ad avvisarmi del pericolo che sovrastava all’anima mia se rivedevo una sì trista compagnia com’è quella di un ufficiale dei moschettieri.
«Oh signore! disse Bazin a mani giunte e in atto supplichevole.
«Orsù, bando all’ipocrisia! sapete ch’io non ne voglio. Farete meglio ad aprire la finestra, e calare un pane, un po’ di pollo e una bottiglia di vino al vostro amico Planchet che da un’ora si strapazza a picchiare».
Infatti Planchet, dopo aver dato alle bestie e paglia e biada, era venuto lì sotto e ripeteva il segnale.
Bazin obbedì, legò ad una cima di fune i tre oggetti accennati e li calò a Planchet, il quale non volendo altro se ne andò sotto alla tettoja.