Vennero con la consueta puntualità, e il Coadjutore stette con essi porzione della nottata.

XCIII. Nel quale si prova come talvolta sia ai re più difficile lo rientrare nella capitale del loro reame, che lo uscirne.

Mentre d’Artagnan e Porthos erano andati ad accompagnare il ministro a San Germano, Athos ed Aramis avendogli lasciati a San Dionigi eran tornati a Parigi.

Ciascuno di essi aveva da fare la sua visita.

Aramis appena toltisi gli stivali da viaggio corse al palazzo comunitativo dov’era madama di Longueville. Alla prima notizia avuta della pace, la bella duchessa strillò ed inveì: la guerra la faceva regina, la pace produceva la sua abdicazione; dichiarò che non apporrebbe mai la firma al trattato e che voleva guerra eterna.

Ma allorchè Aramis le ebbe presentata quella pace sotto il vero suo aspetto, cioè con tutti i suoi vantaggi; allorchè le ebbe mostrato, in iscambio della sua sovranità precaria e contrastata in Parigi, la dignità di vice-regina al Ponte-dell’Arca, vale a dire dell’intera Normandia; allorchè ebbe fatto suonare alle orecchie le cinquecento mila lire promesse dal ministro; allorchè le ebbe fatto brillare davanti agli occhi l’onore che le concederebbe il re tenendo il suo figliuolo sul fonte battesimale: madama di Longueville non disputò più altro che per l’abitudine che hanno di disputare le belle donne, e non più si difese se non se per arrendersi.

Aramis s’infinse di dar fede alla sua opposizione, e non volle di faccia a sè stesso privarsi del merito di averla persuasa.

«Signora, le disse, voi avete voluto battere una volta il signor principe vostro fratello, il più grande capitano dell’epoca attuale, e quando le donne di genio hanno fissa un’idea vi riescono sempre. Voi ci siete dunque riuscita. Il principe è sconfitto, dacchè non può più far guerra. Adesso, traetelo nel nostro partito. Distaccatelo pian piano dalla regina, ch’ei non ama, e dal signor di Mazzarino, ch’ei disprezza. La Fronda è una commedia della quale non abbiamo peranche rappresentato se non il primo atto. Aspettiamo Mazzarino allo scioglimento, cioè al giorno in cui il principe, vostra mercè, si sarà volto contro alla corte».

La Longueville restò convinta. Avea tanta fiducia nel potere de’ suoi begli occhi, la duchessa Frondista, che punto non dubitò della loro influenza, anche sopra il signor di Condé, e la cronaca di que’ tempi diceva che non aveva presunto di troppo.

Athos, lasciando Aramis sulla Piazza Reale, si era recato dalla signora di Chevreuse. Essa pure era una Frondista da persuadere, ma più difficile che la sua rivale: in favor suo non erasi stipulata condizione veruna. Il signor di Chevreuse non era nominato governatore di alcuna provincia, e se la regina acconsentiva ad esser comare, non poteva ciò essere che del suo nepotino o della nepotina.