E quindi, alle prime parole della pace, madama di Chevreuse inarcò le ciglia, e non ostante tutta la logica di Athos per mostrarle essere impossibile una guerra più lunga, insistè per le ostilità.
«Bella amica, disse Athos, permettetemi di dirvi che tutti sono stanchi della guerra; che eccettuato voi, e forse il signor Coadjutore, tutti bramano la pace. Vi farete esigliare come a tempo del re Luigi XIII. Credete a me, abbiamo passata l’età dei buoni successi nell’intrigo, e i vostri occhi vaghissimi non sono destinati ad estinguersi piangendo Parigi, dove saranno ognora due regine sinchè voi vi sarete.
«Oh! disse la duchessa, se non posso far la guerra da me sola, posso però vendicarmi di quella ingrata regina e dell’ambizioso favorito.... e mi vendicherò!
«Signora, rispose Athos, non apprestate un tristo avvenire al signor di Bragelonne; oramai è slanciato, il signor Principe lo ha preso a benvolere, è giovane, lasciamo che si stabilisca un giovinetto re.... Ahimè! scusate la mia debolezza: viene il momento in cui l’uomo rivive e ringiovanisce ne’ suoi figli».
La Longueville sorrise, un po’ teneramente e un po’ con ironia.
«Conte, essa replicò, temo che siate già devoluto al partito della corte. Non avreste per caso in saccoccia qualche cordone turchino?
«Sì signora, ripicchiò Athos, ho quello della Giarrettiera datomi dal re Carlo I pochi giorni innanzi la sua morte».
Ei diceva il vero: ignorava la domanda di Porthos, e non sapeva di averne altri fuor di quello.
«Animo! bisogna diventar vecchia, sospirò la duchessa pensierosa».
Athos le prese e le baciò la mano. Ella guardandolo diè un altro sospiro e soggiunse: