Bazin rimase affacciato alla finestra.
«Resta costì, gli aveva ordinato Aramis, ora vengo».
I due si avviarono verso la tettoja; avvicinati che si furono, uscì di là Planchet reggendo i due cavalli scossi.
«Manco male! fece Aramis, questo è un servitore attivo e vigilante; non è come quell’infingardo di Bazin che non è più buono a nulla.... Veniteci dietro, Planchet, noi andiamo discorrendo sino in fondo al villaggio».
Realmente traversarono tutto il villaggio parlando di cose indifferenti. Poi arrivati alle ultime abitazioni, Aramis disse:
«Andate, amico carissimo, seguitate la vostra carriera; la fortuna vi arride, non ve la lasciate fuggire; rammentatevi ch’è una cortigiana, e trattatela come tale; io per me rimango nella mia umiltà e nella mia pigrizia.
«Sicchè è propriamente deciso? domandò il tenente, ciò che vi ho offerto non vi gradisce?
«Mi gradirebbe molto, al contrario, se fossi un uomo come gli altri; ma, ve lo ripeto, in verità sono un impasto di contrasti; quel che oggi odio, domani lo adorerò, e viceversa. Vedete che non posso impegnarmi, per esempio, come voi che avete delle idee ben ferme.
«Tu menti, malizioso! fece tra sè d’Artagnan, anzi, sei tu il solo che sappi sceglierti una meta ed a quella camminare all’oscuro.
«Addio, continuò Aramis, e grazie delle vostre eccellenti intenzioni, e soprattutto delle buone rimembranze che in me ha ridestate la vostra presenza».