Il principe lacerò sollecito la sopraccarta, si passò una mano sugli occhi, tant’era il bagliore che provava, e lesse quanto segue:
«Mio caro duca
«Potete fidarvi totalmente al bravo uomo che vi consegnerà il presente, essendo egli il domestico di un gentiluomo ch’è tutto nostro, e ce lo ha garantito come esperimentato mediante venti anni di costante fedeltà. Ha aderito ad entrare al servizio del vostro birro e rinchiudersi con voi a Vincennes, onde disporre e secondare la vostra fuga, della quale noi ci andiamo occupando.
«Si avvicina il momento della liberazione. Abbiate pazienza e coraggio, pensando che non ostante il tempo e la lontananza tutti gli amici vostri vi serbano ancora i sentimenti che per voi nudrivano.
Vostra affezionatissima
Maria de Montbazon.
P. S. Firmo per intiero, giacchè sarebbe troppa vanità il supporre che dopo cinque anni di assenza riconosceste le mie iniziali».
Per un poco il duca restò sbalordito. Quel che cercava da un quinquennio senza aver mai potuto trovarlo, cioè un servo, un ajuto, un amico, gli cadeva giù dal cielo in un botto allorchè meno se lo aspettava. Guardò Grimaud con istupore, e tornò a leggere da cima a fondo la lettera.
«Oh cara Maria!» balbettò dopo ch’ebbe finito, «dunque era dessa che avevo veduta in carrozza! come! pensa ancora a me dopo cinque anni di separazione! Questa, cospetto! è una costanza che non si vede se non nell’Astrea!»
Indi volgendosi a Grimaud: