«Che Grimaud ci serva a tavola».
Non v’era cosa che meglio accomodasse al duca. Eppure ebbe tal capacità da assumere nel volto una grossa tinta di mal umore.
«Eh! al diavolo il vostro Grimaud! esclamò, mi guasterà la festa.
«Gli comanderò di starsene dietro a Vostra Altezza, e siccome ei non fiata nemmeno, Vostra Altezza non lo vedrà e non lo udrà, e, volendo, potrà figurarsi che sia lontano da lei le mille miglia.
«Caro mio, ribattè il principe, sapete che ci veggo chiaro, in tutto questo? che non vi fidate di me.
«Monsignore, doman l’altra è Pentecoste?
«E che m’importa della Pentecoste? ha da succedere un miracolo per ispalancarmi le porte della carcere?
«No, ma vi ho raccontato ciò che aveva predetto il maledetto stregone.
«E che mai?
«Che non passerebbe il giorno di Pentecoste senza che Vostra Altezza fosse fuori di prigione.