Allorchè ei ricomparve, Athos lo accolse con quel sorriso paterno col quale in addietro aveva ricevuto d’Artagnan, ma che per Raolo portava in sè una maggior tenerezza.

Volse lo sguardo a’ suoi piedi, alle sue mani e a’ suoi capelli, tre segni che indicavano la razza. I capelli neri erano scompartiti come usavano in quell’epoca e ricadevano inanellati a contornargli il volto piuttosto pallidetto; guanti di pelle grigia, e che combinavano col colore del cappello, mostravano la vaga forma della mano sottile ed elegante, mentre gli stivali del color medesimo che i guanti ed il cappello stringevano due piedi che parevano di un fanciullo di dieci anni.

«Eh via! disse Athos, se non va superba di lui, conviene che sia pur difficile»

Erano le tre pomeridiane, cioè l’ora opportuna per le visite. I due s’incamminarono dalla via di Grenelle, presero da quella de’ Rosaj, entrarono nell’altra di San Domenico, e si fermarono davanti ad un magnifico palazzo, situato dirimpetto ai Giacobini avente in cima le armi di Luynes.

«È qui» disse Athos.

Entrò nel palazzo col portamento deciso che accenna al guarda-portone come quegli che arriva abbia diritto di agire così. Salì la gradinata, e domandò ad un lacchè, che aspettava in gran livrea, se la signora duchessa di Chevreuse era visibile e poteva ricevere il conte di la Fère.

Indi a un momento il servo ritornò dicendo che quantunque la duchessa di Chevreuse non avesse l’onore di conoscere il signor conte pur lo pregava di passare.

Athos andò col domestico, e questo gli fece traversare una lunga fila di stanze, e si ristette al fine dinanzi ad un usciale chiuso. Athos accennò al visconte che si trattenesse là fuori nel salotto.

Il lacchè avendo aperto annunziò il signor conte di La Fère. Madama di Chevreuse, di cui fu parlato sovente nella storia dei Tre moschettieri senza però che mai si desse occasione di poterla conoscere, era tuttora reputata una bellissima donna.

Difatti, benchè in quel tempo avesse digià quarantaquattro o quarantacinque anni, ne mostrava appena trentotto o trentanove; possedeva tuttavia i bei capelli biondi, gli occhi grandi e vivaci che tanto spesso aveva aperti il raggiro e socchiusi l’amore e il personale da ninfa, il quale faceva sì che a mirarla per dietro paresse ancora la stessa fanciulletta che insieme con Anna saltava di sul famoso fosso delle Tuilerie che nel 1623 privò d’un erede la corona di Francia.