«Adesso, o madama, mi resta da incolpare me stesso. Io viaggiava, come vi ho detto, per affari di premura. All’alba uscii dalla camera senza far rumore, lasciando dormire il mio amabile compagno di alloggio. Nella prima stanza dormiva pure con la testa adagiata sulla poltrona la serva, degna in tutto e per tutto della padrona. Il suo vago volto mi fece sensazione, me le accostai, e riconobbi la piccola Ketty che presso di lei avea posta il nostro Aramis. E così fu ch’io seppi che la bella viaggiatrice era....
«Maria Michon, interruppe con impeto la duchessa.
«Maria Michon, confermò Athos. Me ne andai di casa, passai nella stalla, trovai il mio cavallo con la sella addosso e il lacchè pronto, e partimmo.
«Nè più capitaste in quel villaggio? domandò con calore la signora.
«Un anno dopo.
«Ebbene?
«Ebbene! volli rivedere il buon curato. Era inquieto per un avvenimento che non comprendeva. Otto giorni avanti aveva ricevuto in una culla un grazioso bambinello di tre mesi, con una borsa piena d’oro ed un biglietto contenente queste semplici parole: 11 Ottobre 1633.... Egli, poveretto, nella notte di quella data era stato al fianco a un moribondo, e Maria si era partita dal presbiterio innanzi il di lui ritorno.
«Signore, vi è noto che Maria Michon, reduce in Francia nel 1643, ricercò tosto notizie di quel fanciullo; mentre fuggiasca non poteva tenerlo seco, ma recatasi di nuovo nella capitale voleva presso di sè farlo educare.
«E che le disse l’abate? chiese Athos.
«Che un signore da lui non conosciuto erasi compiaciuto d’incaricarsene, si era fatto garante del suo stato avvenire, e lo aveva condotto via.