«È di là nel salotto; lo fo venire se lo gradite».
Athos fece un movimento verso la porta. La signora di Chevreuse lo trattenne, domandandogli:
«È bello?»
Il conte sorrise, e le rispose:
«Somiglia a sua madre».
Ed aperto l’usciale, fece un cenno al giovanetto, il quale tosto comparve sulla soglia.
La donna non potè frenare un grido di giubilo mirando un sì gentil cavaliere, che oltrepassava quante speranze avesse mai concepite il suo cuore.
«Avvicinatevi, visconte, disse Athos, la signora duchessa di Chevreuse vi permette di baciarle la mano».
Quegli si appressò, coll’amabile suo sorriso, a testa scoperta, e messo in terra un ginocchio baciò la destra a madama di Chevreuse.
«Signor conte, ei richiese volgendosi ad Athos, forse per usar riguardo alla mia timidezza mi dite esser questa la duchessa di Chevreuse, e non è ella piuttosto la regina?