«No, visconte, rispose la signora pigliandolo per la mano, facendolo sedere al suo fianco, ed osservandolo con occhi che brillavano dal contento, no, pur troppo non sono la regina.... chè se lo fossi, farei tosto per voi tutto ciò che meritate; ma orsù, tal quale io sono (e si tratteneva a stento da posare il labbro su la di lui purissima fronte) orsù, qual carriera bramate di seguire?»

Athos in piedi li considerava entrambi con espressione di letizia indicibile.

«Signora, disse il garzoncello con voce dolce ad un tempo e sonora, mi sembra che per un gentiluomo siavi una sola carriera, quella delle armi. Il signor conte mi educava, da quanto io credo, con intenzione di farmi soldato, e mi dava lusinga di presentarmi in Parigi a persona atta a raccomandarmi al signor Principe.

«Sì, capisco: si conviene ad un giovane soldato par vostro di servire sotto un giovane generale suo pari.... ma aspettate.... io nel mio particolare sto piuttosto male con esso a motivo delle contese di madama di Montbazon mia suocera con la signora di Longueville.... però in quanto al principe di Marsillac.... Eh, signor conte, appunto così: il principe di Marsillac è mio vecchio amico; raccomanderà il signorino a madama di Longueville, la quale gli darà una lettera per suo fratello il signor Principe, e questo ama lei troppo teneramente per non fare a pro di esso quanto ella gli chiegga.

«Va a meraviglia, rispose il conte, soltanto oserò pregarvi della maggiore sollecitudine! ho delle ragioni per desiderare che domani a sera il visconte non sia più in Parigi.

«Gradite che si sappia che v’interessate per lui?

«Sarebbe forse meglio pel suo stato avvenire che s’ignorasse avermi egli neppur mai conosciuto.

«Oh signore! esclamò il giovanetto.

«Bragelonne, gli replicò Athos, sapete che nulla io fo giammai senza ragione.

«Sì, so che in voi è la suprema saggezza, e vi obbedirò com’è mio costume.