Nella via des Tournelles v’era una casa nota a tutti i conduttori di portantine e lacchè della capitale; eppure, essa non era nè di un gran signore nè di un finanziere; non vi si mangiava, non vi si giuocava mai, nè vi si ballava.
E contuttociò era il punto di riunione della gentil società, e v’andava tutta Parigi.
Io parlo dell’abitazione dell’abate Scarron.
Dallo spiritosissimo abate si rideva tanto, si spacciavano tante novità, e sì presto si commentavano, si sminuzzavano, e si trasformavano o in novellette o in epigrammi, che ciascuno voleva andare a passar un’ora col piccolo Scarron, udir ciò ch’ei diceva, e questo riferir poi altrove. Molti ancora avevano smania di lanciarvi le loro parolette, e se queste erano graziose, quei tali rimanevano ben accolti ed accetti.
L’abate Scarron, il quale era abate soltanto perchè possedeva un’abbazia, e non già perchè fosse negli ordini, era stato in addietro uno dei più eleganti canonici della città del Mans ove dimorava. Un giorno di carnevale gli saltò in capo di tenere allegra quella buona città di cui egli era propriamente l’anima; si fece ungere tutto di miele dal suo cameriere, e poi aperto un letto pien di piume e rotolatosi dentro a questo, diventò il più ridicolo volatile che si potesse vedere. Allora cominciò a far visite agli amici ed alle amiche in codesto arnese grottesco. Si principiò col seguitarlo attoniti, indi colle fischiate, poscia i facchini lo insultarono, dopo i ragazzi gli tirarono dei sassi, ed alla fine fu costretto a scappare per iscansare i projettili. Fuggito che fu, tutti gli corsero dietro, lo incalzarono, lo circuirono. Egli non trovò altro mezzo ond’evitare la scorta che di gettarsi nel fiume. Nuotava come un pesce, ma l’acqua era ghiaccia. Scarron era sudante, lo prese il freddo, ed arrivato all’opposta riva era attrappito.
Allora si procurò con ogni mezzo conosciuto di rendergli l’uso delle membra. Tanto lo fecero soffrire nella cura, ch’ei licenziò tutti i medici, dichiarando che preferiva starsene ammalato. Tornò a Parigi, dov’era già fissata la sua fama d’uomo di grande spirito. Là si fece fare una sedia o portantina di sua invenzione; ed una volta che trascinato su quella andò a far visita alla regina Anna, questa che lo teneva in gran pregio gli addimandò se desiderasse qualche titolo.
«Sì, Maestà, rispose Scarron, ne ambisco uno.
«E quale?
«Quello di vostro infermo» ei replicò.
E Scarron fu nominato infermo della regina, con mille cinquecento lire di pensione.