«Davvero! e di chi?

«Del ministro.

«Come! continuò Scarron, io seguito a bazzicare il signor Gilles Despréaux che pensa male di me, e pretendete che smetta di frequentare il Coadjutore perchè pensa male di un altro? non è possibile!»

La conversazione finì là, e Scarron per picca si trovava più spesso che mai col signor di Gondy.

Ora, la mattina appunto del giorno al quale noi siamo giunti, e ch’era la scadenza del suo trimestre, Scarron secondo il solito mandò il suo servitore con la ricevuta a riscuotere i tre mesi dalla Cassa delle pensioni; ma gli fu risposto:

«Che lo Stato non aveva più danari pel signor abate Scarron».

Quando il lacchè recò a lui questa risposta egli aveva presso di sè il duca di Longueville, che si offerse ad assegnargli una pensione del doppio di quella toltagli dal Mazzarino; ma lo accortissimo gottoso non l’accettò, e fece tanto che alle quattro ore pomeridiane tutta la città era istrutta del rifiuto del ministro. Precisamente era giovedì, giorno di ricevimento in casa dell’abate; la gente v’intervenne in folla, e per tutta Parigi fu uno sparlare e un susurro indiavolato.

Nella contrada di Sant’Onorato, Athos incontrò due gentiluomini a lui ignoti, a cavallo come era egli pure, seguiti anch’essi da un lacchè, e che seco facevano il medesimo cammino. Un di coloro togliendosi il cappello, gli disse:

«Crederete, signore, che quel furfante di Mazzarino ha soppressa la pensione al povero Scarron?

«È stravagante! replicò Athos salutando i cavalieri.