«Sì signore.

«Mi vedrete a discorrere molto con un mio amico: sarà l’abate d’Herblay, del quale spesso mi udiste a ragionare.

«Me ne rammento.

«Avvicinatevi a noi qualche volta come per parlarci, ma non dite nulla; non ascoltate tampoco: codesto lavorìo gioverà perchè gli importuni non ci disturbino».

Athos andò a far due visite. Alle sette ore s’incamminarono verso la via des Tournelles. Ingombravano la strada portantine, cavalli e servitori. Athos si fece largo ed entrò insieme col giovanetto. La prima persona che osservò fu Aramis, piantatosi accanto ad un largo seggiolone con le ruotine, avente sopra una cupola di drappo, sotto la quale si agitava, avvolta in una coperta di broccato, una figura piccola, giovane ancora e allegra, ma di quando in quando più pallida, di cui gli occhi però esprimevano sempre un sentimento o vivace o grazioso. Era l’abate Scarron, ognora ridente, che burlava, faceva complimenti, e soffriva, e si grattava con una bacchetta.

Attorno a quella sorta di tenda mobile si affollavano molte dame e gentiluomini. La stanza era pulitissima e bene addobbata. Grandi cortine di seta lavorate a fiori state già di colori accesi, ma ormai alquanto smorti cadevano giù dalle ampie finestre. Il parato non era di lusso ma di ottimo gusto. Due domestici assai civili ed accostumati a trattare con decenza facevano delicatamente il loro servizio.

Aramis non sì tosto ebbe visto Athos gli venne incontro, e presolo per la mano lo presentò a Scarron, che dimostrò al nuovo ospite piacere e rispetto, e fece al visconte un complimento gentilissimo. Raolo restò sbigottito, perocchè non si era preparato alla maestosità del bello spirito, ma salutò con tutto garbo. Indi Athos ricevè le più cortesi espressioni di due o tre signori a cui lo presentò Aramis, e cessato a poco a poco il tumulto cagionato dal suo arrivo, la conversazione diventò generale.

Passati quattro o cinque minuti, che bastarono a Raolo per mettersi a sesto e pigliar cognizione topografica dell’adunanza, fu aperto l’uscio ed annunziata da un lacchè madamigella Paulet.

Athos con una mano toccò sulla spalla il visconte.

«Raolo, gli disse, guardate quella donna, poichè è un personaggio storico; da lei si recava il re Enrico IV allorchè fu assassinato».