Raolo si scosse; da alcuni giorni si alzava ad ogni istante per lui qualche portiera a discoprirgli un aspetto eroico: la femmina ancor giovine e bella allora capitata colà, aveva conosciuto Enrico IV e gli aveva parlato!
Ciascuno si appressò premuroso alla sopraggiunta, secondochè essa era tuttavia in gran voga. Era alta, di statura svelta, con un bosco di capelli color d’oro, come piacevano tanto a Raffaello e come ne diede il Tiziano alle sue Maddalene. E quel color rossiccio, o forse pare la superiorità quasi regale da lei acquistata su le altre donne, le aveva procacciato il soprannome di Leonessa (la Lionne).
Quindi le nostre leggiadre signore d’oggi giorno che ambiscono a questo titolo di moda, sapranno che proviene non già dall’Inghilterra, secondo probabilmente si credevano, ma dalla vaga e spiritosa lor concittadina madamigella Paulet.
La Paulet se ne andò direttamente fino a Scarron tra mezzo al bisbiglio che surse da ogni lato al di lei ingresso.
«Ebbene, mio caro abate, disse con voce tranquilla, eccovi povero; lo abbiamo saputo oggi; ce lo ha detto il signor di Grasse.
«Sì, disse Scarron, ma adesso lo Stato è ricco; bisogna sapersi sacrificare al proprio paese.
«Il signor ministro si comprerà da mille cinquecento lire più di pomate e profumerie all’anno, aggiunse un tale, cui Athos riconobbe pel gentiluomo che aveva incontrato in via Sant’Onorato.
«Ma che dirà la musa? continuò Aramis con voce sdolcinata, la musa che ha bisogno dell’aurea mediocrità? giacchè in sostanza:
Si Virgilio puer aut tolerabile desit,
Hospitium, caderent omnes a crinibus Hydri.