«Bene, seguitò Scarron porgendo la destra alla Paulet, ma se non ho più la mia idea, mi resta almeno la mia lionessa».
In quella sera tutti i detti di Scarron parevano egregi: tale è il privilegio della persecuzione. Il signor Menage saltava e balzava dall’entusiasmo.
Madamigella Paulet andò al suo solito posto; ma innanzi di sedersi volse da cima a fondo e da tutta la sua grandezza uno sguardo da regina, sulla riunione, ed i suoi occhi si fermarono sovra Raolo.
Athos sorrise.
«Visconte, ei disse, madamigella Paulet vi ha osservato; andate a riverirla; datevi per quello che siete, per un franco provinciale, ma non vi venisse in testa di discorrerle di Enrico IV».
Raolo si avvicinò alla Lionessa facendosi rosso, e in breve si trovò confuso tra i signori che circondavano la sua sedia.
Questi formavano digià due comitive assai distinte, quella che attorniava Menage e l’altra che attorniava la Paulet.
Scarron correva dall’una all’altra, manovrando con la sua poltrona a ruotine in fra tanta gente colla medesima destrezza che adoprerebbe un esperto piloto con una barca in mezzo a un mare ingombro di scogli.
«Quando ciarleremo un poco? domandò Athos ad Aramis.
«Or ora, questi rispose, non v’è ancora abbastanza gente, e saremmo presi di mira».