Nel momento fu aperta la porta ed annunziato il signor Coadjutore.
Tutti si girarono a quel nome che digià principiava a divenir celebre.
Athos seguì l’esempio; egli non conosceva se non di nome l’abate di Gondy.
Vide entrare un uomo piccolo, nero, mal fatto, miope, sgarbato in ogni movimento delle mani, tranne nel tirare di spada e di pistola, che andò ad inciampare sur un tavolino ed ebbe a buttarlo in terra, ma che ciò non ostante aveva nella ciera qualche cosa di elevato e di fiero.
Scarron si volse dalla sua parte e gli si fece incontro col suo seggiolone. La Paulet dal proprio posto fece un saluto colla mano.
«Ebbene! disse il Coadjutore quando ebbe visto Scarron, cioè quando gli fu addosso, siete dunque in disgrazia?»
Cotesta era la frase sacramentale; era stata profferita cento volte nella serata, e cento detti arguti si erano già pronunziati sullo stesso soggetto da Scarron; in conseguenza questi fu in procinto di restar in tronco, ma si salvò con uno sforzo disperato.
«Il signor ministro Mazzarino, egli disse, si è compiaciuto di pensare a me.
«Oh bene! oh bellissima! esclamò Menage.
«Ma come farete per continuare a riceverci? seguitò il Coadjutore. Se vi scemano le entrate, mi toccherà farvi nominare canonico di Nostra Donna.