Aramis prese il cordone e se lo cinse al cappello.
Nel momento fu schiuso l’uscio, ed il lacchè gridò forte:
«La signora duchessa di Chevreuse!»
A quel nome ciascuno si alzò. Scarron avviò prestamente la poltrona dal lato della porta. Raolo arrossì. Athos fece un cenno ad Aramis, che andò a rannicchiarsi nel vano di una finestra.
Fra mezzo ai rispettosi complimenti che la accoglievano ben si scorgeva che la duchessa cercasse qualcuno o qualche cosa.
Alfine adocchiò Raolo, e le brillarono le pupille; adocchiò Athos, e si fece pensierosa; adocchiò Aramis nel suo cantone, e dietro al ventaglio fe’ un atto quasi impercettibile di stupore.
«A proposito, disse come per iscacciare le idee che l’assalivano a suo malgrado, come va il povero Voiture? lo sapete, Scarron?
«Che! il signor Voiture è ammalato? chiese il signore che aveva discorso con Athos in via Sant’Onorato, e che altro ha egli fatto?
«Ha giuocato senza badare a far preparare dal servitore le camicie per cambiarsi, disse il Coadjutore, talmente che ha acchiappata una costipazione e se ne muore lesto lesto.
«Dove?