«Voglio condurvi un poco in là, disse il conte».

E negli occhi al garzoncello brillò sommo giubilo, e saltò egli svelto a cavallo.

Athos si pose lentamente sul suo dopo aver dette poche parole sotto voce al servo, il quale invece di andar subito appresso, salì di nuovo a casa. Raolo, contentissimo di essere insieme col conte, non si accorse di niente, o di niente parve almeno si accorgesse.

I due gentiluomini presero dal Ponte Nuovo, continuarono su per gli scali, o piuttosto da quel che si chiamava inallora l’Abreuvoir Pépin, e rasente alle mura del Gran Castelletto. Quando entravano nella contrada di San Dionigi li raggiunse il lacchè.

Fecero il tragitto in silenzio. Il giovanetto capiva che si approssimava il momento della separazione: la sera innanzi il conte aveva date diverse istruzioni per cose che lo riguardavano nel corso della giornata. D’altronde i suoi sguardi divenivano ognora più affettuosi, e così pure le poche parole ch’ei si lasciava sfuggire. Tratto tratto gli usciva di bocca una riflessione o un consiglio, e la sua favella dava indizio di estrema premura.

Oltrepassata la porta San Dionigi, e mentre erano arrivati all’altura dei Certosini, Athos diede un’occhiata al palafreno di Raolo.

«Badate, disse al giovane, avete la mano grave; ve l’ho detto più volte, e non dovreste dimenticarlo, giacchè è un gran difetto in un cavallerizzo. Vedete! il vostro cavallo è digià stanco e butta la spuma, intanto che il mio sembra uscito or dianzi dalla scuderia. Gl’indurite la bocca stringendogli di troppo il morso, e non potete più farlo agire colla prontezza necessaria. La salvezza di un cavalcante dipende talora dalla sollecita obbedienza dell’animale ch’egli ha sotto. E fra otto giorni, rifletteteci, non avrete da manovrare alla cavallerizza, ma sibbene sul campo di battaglia».

In un subito però, e per non dare soverchia importanza alla sua osservazione, ei soggiunse:

«Guardate, Raolo, che bella pianura per inseguire le pernici!»

Il fanciullo approfittava della lezione, ed ammirava la delicatezza con cui venivagli data.