«L’altro giorno notai anche un’altra cosa, riprese Athos, cioè che nello sparare la pistola tenevate il braccio troppo steso. Con questo la botta va meno sicura, e realmente mancaste il bersaglio tre volte su dodici.
«E voi lo coglieste tutte e dodici, rispose sorridendo Raolo.
«Perchè piegavo il pugno, e riposavo così la mano sul gomito. Mi capite bene, mio caro?
«Oh sì; dipoi ho tirato da me solo, attenendomi a questo suggerimento, ed ho avuto buonissimo esito.
«Ecco, ricominciò Athos, anco battendovi di scherma incalzate di soverchio l’avversario. È difetto proprio dell’età vostra, lo so, ma il movimento del corpo in ciò troppo frequente scompone sempre la spada dalla linea, e se aveste che fare con un uomo di sangue freddo, vi fermerebbe al primo vostro passo con una semplice svolta del ferro, o pure con una botta diritta.
«Sì, sì, conforme voi faceste spessissimo, ma non tutti hanno la vostra destrezza ed il vostro coraggio.
«Che vento fresco!... è un ricordo dell’inverno.... Appunto, se andate al fuoco, e vi andrete perchè siete raccomandato ad un generale assai portato pella polvere, sovvenitevi in un impegno da solo a solo, secondo accade sovente a noi altri di cavalleria, di non essere mai il primo a tirare: chi tira primo tocca di rado l’altro, perchè va col timore di essere disarmato davanti ad un nemico armato; indi quando quegli vibra il colpo, fate che il vostro cavallo s’impenni: è questa una manovra che due o tre fiate mi ha salvata la vita.
«Ed io l’adoprerò, quando non fosse che per gratitudine.
«Oh! fece Athos, non sono cacciatori di contrabbando coloro che son laggiù arrestati?... Ma un altro avviso importante: se siete ferito, se cadete di sella e vi rimane ancora un po’ di forza, toglietevi dalla linea che ha seguitata il vostro reggimento; diversamente esso può esser ricondotto indietro e voi calpestato dai cavalli. In ogni caso, qualora siate ferito, scrivetemi sul momento o fatemi scrivere; c’intendiamo di ferite, noi altri!»
E il conte così dicendo sospirava.